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Palermo

Palazzo Reale

 
# palazzo reale # cappella palatina # palermo normanna #  menu #

 
 

Palazzo dei Normanni

  Ingresso:
Piazza Indipendenza 1
Tel 0917051111
Visite: lunedì/sabato
08:15-17:40 (ultimo ingresso 17,00)
domenica e festivi 08:15-13:00 (ultimo ingresso 12,15)

Tickets:
Visita del palazzo e della cappella Palatina
 da venerdì a lunedì e festivi: intero € 8,50 ridotto € 6,50
 da martedì a giovedì: intero € 7,00, ridotto € 5,00, poiché l'accesso agli appartamenti reali non è consentito per lavori parlamentari
Il Palazzo dei Normanni (da molti chiamato anche Palazzo Reale) sorge sul sito che nel VI secolo a.C. i Cartaginesi (un popolo originario dell'attuale Libano, che aveva fondato vicino Tunisi la città di Cartagine) scelsero come importante base commerciale per i loro traffici marittimi. Ciò determinò la nascita del primo nucleo della città di Palermo (il nome deriva dal greco Panormos, cioè "tutto portò") come mostrano gli ampi tratti di mura che recenti scavi hanno permesso di mettere in luce, strutture peraltro rinforzate nel periodo delle guerre puniche.
Il Palazzo dei Normanni è il testimone di tutte le dominazioni avute nella città e l'edificio che vediamo oggi è composto da una miscela di modifiche apportate col susseguirsi dei popoli conquistatori.
Il palazzo sorge su una struttura di origine punica, le prime notizie storiche risalgono al tempo degli arabi che modificarono tale struttura creando il palazzo dell'emiro. Ma in seguito, per motivi di sicurezza, l'emiro si trasferì alla Kalsa. Il palazzo torna a essere il centro del potere coi normanni che lo trasformano in una vera e propria reggia.
Ruggero II vi fa costruire la cappella palatina, eccezionale struttura che ci invidia tutto il mondo per via dei suoi mosaici bizantini che la rivestono, realizzati in smalto e oro, raffiguranti storie di santi, e il Cristo Pantocratore nell'abside centrale. Delle quattro torri esistenti in quel periodo (Pisana, Ioaria, Chirimbi e Greca) oggi rimane solo quella Pisana dove in cima si puo' vedere la cupola dell'osservatorio astronomico.
Nel periodo Svevo continuò a essere sede reale e Federico II ne fece il centro culturale della scuola poetica siciliana, promotrice della lingua italiana. Con la conclusione della dinastia Sveva, il palazzo venne abbandonato fino alla dominazione spagnola.
Con gli spagnoli, il palazzo diventa la sede del Vicerè e cambia completamente aspetto; sul lato occidentale viene costruita una struttura con tre elevazioni (una di queste ospitava le riunioni parlamentari del regno), nel 1571 vennero costruiti i loggiati del cortile della fontana , nel 1580 si realizza un corridoio per collegare il palazzo alla Porta Nuova, nel 1601 tocca al cortile Maqueda e la scalinata che collega i tre loggiati e nel 1787 si creano le attuali Sala Rossa, Gialla e Verde.
Con i Borboni fu costruito l'osservatorio astronomico e fu dipinta la sala del parlamento, rinominata Sala D'Ercole per la raffigurazione delle fatiche dell'eroe. Oggi il palazzo è ancora il centro del potere visto che ospita la sede dell'Assemblea Regionale Siciliana.

 
Palermo normanna

Articolo tratto da Ulisse, rivista di bordo dell’Alitalia, di Lea Mattarella, 8/04,

Ci sono città che si identificano perfettamente con un periodo storico, quello in cui magari hanno raggiunto una grandezza politica, culturale, artistica, letteraria in seguito mai più eguagliata. Sono posti suggestivi e rassicuranti perché vi si respira intatta proprio l’aria dell’epoca che vi si va cercando.
 Poi ci sono le città delle sorprese, dove tutto è possibile. Luoghi dove regna la stratificazione e le tracce del tempo passato sopravvivono una sull’altra. Le immagini si accavallano,Palazzo Reale convivono stili e periodi, non si parla un solo linguaggio, ma dieci, cento, mille idiomi differenti. Palermo è così. Qui convivono la civiltà araba e la classicità, la sobrietà del mondo rinascimentale e il barocco più sfrenato, le grandi decorazioni normanne e l’eleganza liberty, leggende medioevali e certezze illuministe. E non c’è una cosa che prevalga sull’altra. Tutto viene assorbito con la stessa potenza dall’immaginario di abitanti e viaggiatori.
 Palermo sorprende per i suoi innumerevoli aspetti: nel campo delle arti figurative ci si imbatte in ogni genere di poetica e di tecnica, anche le meno consuete. Per esempio, Palermo è una delle capitali del mosaico e dello stucco, una delle varie possibilità della scultura, qui interpretata nella sua visione più eccentrica. Alle maestranze bizantine che lavarano per i re normanni si devono i primi; Giacomo Serpotta, uno dei tanti figli del popolare quartiere della Kalsa, è invece l'autore dei secondi. Così, non distanti tra loro, si ammirano i colori sgargianti delle tessere di vetro, ma anche di marmi, conchiglie, pietre, lapislazzuli, smalti, malachite che formano i mosaici realizzati nel XII secolo, e il candore del bianco assoluto degli Oratori decorati da Serpotta negli anni a cavallo tra il XVII e il XVIII secolo.
 
 
 
 

Cappella Palatina

   I mosaici più antichi della città sono quelli della Cappella Palatina, all'interno del palazzo dei Normanni. Sono Cappella Palatinasopravvissuti in tutto il loro splendore e la loro magnificenza e chiariscono subito che la tecnica delle tessere colorate da queste parti significa soprattutto luminosità e profusione di oro. Se i frammenti dorati erano utilizzati dai romani con una certa sobrietà, soltanto per lumeggiare o per sottolineare piccoli particolari, qui invece invadono la superficie creando composizioni che, in primo luogo, abbagliano. Poi le figurazioni colpiscono per la maestria nella resa dei particolari, dello spazio, di volti e panneggi. Ma il primo impatto è, ancora una volta, quello dello stupore.
 
 
 
 
 

Stanza di Ruggero II

 A volere la ricca decorazione della Cappella Palatina era stato Ruggero II che, incoronato rè nel 1132, voleva dimostrare a tutti il ruolo centrale del suo regno e, per far questo, cercava gente capace di fare in grande. La trovò a Costantinopoli, importando in Sicilia la grande tradizione bizantina costruita su immagini eleganti, imponenti, stilizzate, preziose. I normanni trasferiscono in Sicilia il leggendario lusso orientale, i canoni un po' rigidi ma anche l'immensa raffinatezza della civiltà sorta a Bisanzio. Ma, com'è stato notato da diversi studiosi, in alcune parti di queste mirabolanti decorazioni c'è una componente greca, nel vibrare delle immagini, nel digradare dell'oro dei fondi che cercano quasi di tradurre il principio pittorico di creare profondità attraverso il colore.Stanza di Ruggero II
 È probabile che il grande ciclo di mosaici, che copre la cappella tanto da trasfigurarla in una scatola luminosa, sia stato eseguito in due momenti diversi. I primi, terminati nel 1147 sono quelli del santuario con la cupola su cui troneggia il Cristo Pantocrator circondato da angeli, arcangeli, profeti, santi, evangelisti: è l'immagine del Padre onnipotente che intimorisce e protegge nello stesso tempo. La ritroveremo, gigantesca e solenne, alla Martorana, nell'abside del Duomo di Monreale e in quello di Cefalù.
 Di qualche anno più tardi sono i mosaici della navata con le Storie del Vecchio Testamento. E anche questi brillano e splendono sul fondo dorato e, sebbene ci sia sempre quel carattere astrattizzante, mistico e incantato di derivazione bizantina, si nota anche un lieve accento narrativo. Come nella scena che raffigura il peccato originale in cui il volto di Eva sarà pure distante e impassibile mentre addenta il suo frutto proibito, ma l'espressione del serpente la dice lunga sulle sue intenzioni... Quanto fossero abili questi anonimi artisti a integrare l'architettura con le decorazioni lo mostra il rapporto magico, di esaltazione reciproca che si crea tra l'oro e il marmo delle pareti, il soffitto intagliato da stalattiti, simile a quello di una grotta creata da una natura bizzarra, gli intarsi dei pavimenti.
 Nello stesso palazzo dei Normanni, oltre ai temi sacri, i mosaicisti possono mostrare la loro grande maestria anche nella decorazione profana, come avviene nella Stanza di re Ruggero, dove la magia di un universo dorato non è più applicata alle figure celesti ma investe flora, fauna, figure mitiche. Come i due centauri che si fronteggiano con archi e frecce in un confronto tanto lontano da un vero combattimento, quanto simile ad una danza.
 Per Ruggero II e per i suoi successori Guglielmo I e Guglielmo II invadere palazzi e chiese con magnifiche decorazioni era un modo per comunicare la propria potenza. Infatti quasi tutte le grandi committenze del periodo sono regali. Fa eccezione la Chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio che qui nessuno chiama così, ma tutti conoscono come La Martorana perché, nel 1433, Alfonso d'Aragona la cedette al vicino monastero benedettino fondato da Eloisa Martorana. Voluta da Giorgio d'Antiochia, ammiraglio appunto di Buggero II, la chiesa possiede un interno abbagliante ed è qui che compare il dettaglio, che ci conferma ancora una volta il valore ideologico e politico di queste decorazioni, di Ruggero incoronato direttamente da Cristo: il primo leggermente più piccolo del secondo in un timido tentativo di rispettare una gerarchla, subito smentita dalla ricchezza e dal lusso delle vesti e dei paramenti del re, nonchè da una certa somiglianza tra i due, come se davvero appartenessero ad una stessa dinastia. Il committente appare, invece, minuscolo ai piedi di una maestosa Madonna a cui sta offrendo la sua opera. E qui si che si sottolinea il diverso valore dei due.
 Tutto colorato, e arricchito da una vegetazione abituata da secoli al sole del Sud. Si potrebbe pensare che allora Palermo sia proprio questo. Immagini archetipiche e modernissime ad un tempo, brillanti di colori e di luci da secoli. Ma sarebbe troppo semplice. Ci sono tante Palermo e ci sono cose che si possono trovare solo qui. Gli Oratori di Giacomo Serpotta (Santa Zita, San Lorenzo, il Rosario di San Domenico) sono l'altra faccia di uno stesso modo di intendere l'ornamentazione: esagerando. Serpotta però non si affida al colore, sceglie il bianco e si concentra sulla forma, sulla profondità dello spazio, sulle torsioni dei corpi, le espressioni dei volti. Se i mosaici emozionano in silenzio, con la loro immobilità, questi stucchi sono l'incarnazione del movimento: sembra quasi di sentire l'animato bisbigliare tra loro delle figure scolpite. Serpotta copre le sale su cui interviene di putti dalle carni rotonde e morbide che paiono di panna montata, di fanciulle che incarnano Sante o raffigurano Virtù, ma sono anche sensuali e un po' civette. Trasforma lo spazio in un teatro, in una scenografia agitata e vivace. Come se avesse deciso di portare all'interno delle chiese e degli oratori il ritmo della vita che pulsa nelle strade di questa città dall'anima al plurale.
esegesi e ricerca storica : Antonio Cocilio - Palermo

 

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ultimo aggiornamento: venerdì 09 giugno 2017