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 storia della musica


PROLOGO

 In epoca preistorica, l’armonizzazione degli eventi offerti dalla natura, con il suo ritmo costante offrivano con l’incalzare delle melodie e dei ritmi naturali, un sottofondo naturale allo svolgersi ed evolversi delle attività primordiali. I suoni ritmavano in forma ciclica gli accadimenti che l’uomo alternava e selezionava nel suo percorso quotidiano scegliendo quanto più consono rendesse il suo impegno produttivo e armonizzante. Pertanto  suoni, e  ritmi si amalgamano  rappresentando il tempo inteso come fattore evolutivo, dove lo sviluppo del genere umano e della sua fase evolutiva è scandita dalla evoluzione del ritmo e del suono. Le tecniche migliorative dell’interpretazione dei suoni  rappresentano un termometro del grado evolutivo del genere umano stesso. I popoli più antichi la utilizzavano la musica prevalentemente nell'ambito di cerimonie religiose. In Egitto, per esempio, i sacerdoti si tramandavano musiche sacre per accompagnare riti magici o propiziatori. Gli Egizi cantavano e danzavano accompagnandosi con arpe, flauti, cimbali durante le processioni destinate al culto pubblico. La musica era considerata un dono prezioso degli dei, fonte magica di letizia e di serenità. In Mesopotamia avvenne lo stesso, pur essendosi sviluppato un sistema di scrittura avanzato. Gli Ebrei attribuivano al canto un'enorme importanza nel campo spirituale. Nel mondo dell’antica Roma le rappresentazioni musicali, affidate ad artisti stranieri, avevano un connotato non esclusivamente religioso; per loro era infatti solo un accompagnamento per rappresentazioni teatrali o un sottofondo per determinate circostanze, una di queste era data dal corteo che precedeva i giochi circensi e i giochi equestri
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 - La musica al tempo degli Ebrei -

Intorno al 2000 a.C. il popolo Ebreo iniziò a distinguersi dagli altri popoli semiti nomadi del Medio Oriente: Numerosi erano gli strumenti a corda usati.strumenti tipici di quel periodo erano il tabret o tof (timpano), il 'ugab (flauto), ed il kinnor ,una lira di piccole dimensioni, strumento che la tradizione attribuisce a re Davide .Strumenti riservati per il culto erano lo shofar, un corno d'ariete, la hazozra, una tromba, ed il pa'amon, un sonaglio usato solo dai sacerdoti.Nel 1050 a.C. gli Ebrei avevano occupato la Palestina: la loro cultura era stata influenzata da Egitto, Mesopotamia, Fenicia e da quella di altri popoli. Dopo la diaspora (200 d.C.) il tempio perse il suo significato di centro del culto, a favore della sinagoga: i rabbini scoraggiarono la musica profana e modificarono la struttura di quella sacra, precedentemente accompagnata da più strumenti (il kinnor, un'arpa a dieci corde detta nevel e talvolta le hazozra) ed ora solo dallo shofar, basandosi sul canto solistico.
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 - La musica al tempo dei Greci  -

Si conosce un isolato esempio in scrittura cuneiforme di musica ittita del II millennio a.C., ma la più antica musica europea nota è quella dei greci e dei romani, fiorita tra il 500 a.C. e il 300 d.C. Gli esempi musicali di cui disponiamo sono scarsi, ma sappiamo molto sulle teorie greche e romane riguardanti natura e funzione della musica, grazie a filosofi come Platone, Pitagora, Aristotele, sant’Agostino e Boezio. Platone ed Aristotele furono, oltre che pensatori e filosofi anche dei musicologi e musicisti convinti che le arti del ritmo contribuissero a migliorare la calma interiore, la serenità e la morale. La musica greca era essenzialmente monofonica (limitata cioè a un’unica melodia eseguita senza armonia). Tuttavia, era ammessa una variazione della melodia rispetto al tema principale. Uno o più musici eseguivano una versione diversa alternando una melodia diversa da quella originale interpretata dagli altri musici. Producevano così l’eterofonia, una base musicale un po’ più complessa.
Il ritmo della musica greca era strettamente associato alla parola. Nel canto, la musica riproduceva l’andamento del testo, mentre in un pezzo strumentale seguiva gli schemi dei vari metri poetici. La struttura era basata su un sistema di modi che legava una scala a determinati contorni melodici e modelli ritmici. Un’organizzazione analoga esiste oggi nella musica islamica e in quella indiana. Secondo i filosofi greci, ogni modo possedeva una specifica qualità emotiva che agiva sull’ascoltatore.Gli strumenti più comuni, la cetra e una sorta di flauto (aulos), erano associati alle cerimonie religiose e al teatro. La musica strumentale raggiunse l’apice attorno al 300 a.C. Secondo una leggenda Athena voleva imitare l’urlo fatto da Medusa quando gli venne decapitata la testa. Non riuscendo a farlo con la voce, trovò vicino a se una canna e soffiandogli dentro scoprì che ne veniva fuori un suono simile a quello desiderato. Forò pertanto la parte superiore della canna e ottenne proprio lo stesso suono che cercava. Inventò così “l’aulos”, una specie di flauto di pan. Per poterlo suonare doveva emettere molto fiato e ciò significava gonfiare molto le guance e questo la rendeva brutta, così un giorno mentre passava da uno stagno si accorse come il suo volto veniva deformato e decise di gettare via questo strumento. Lo raccolse Marzio, che era mezzo uomo e mezzo capra, il quale comincia a suonarlo diventando un virtuoso. Pensò cosi di sfidare Apollo, che invece suonava la lira. La sfida venne vinta da Apollo perché la lira permetteva altre al suono di unire il canto mentre l’AULOS non lo permetteva. Come pegno, Apollo fece appendere Marzio ad un albero e dopo averlo fatto squoiare, con le sue pelli costruì il tamburo.

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 - La musica al tempo dei Romani  -

i Romani furono in qualche modo, nel loro sviluppo musicale, portatori delle altre civiltà che incontrarono nel corso del loro processo di romanizzazione; nei tempi più antichi essi accolsero infatti la musica degli Etruschi, che a loro volta l’avevano derivata molto probabilmente da quella dei Fenici e degli Egizi.
Dicevamo, di una musica influenzata dal popolo etrusco, da quello greco e dai popoli medioorientali. A differenza di questi popoli, la musica introdotta a Roma, non aveva carattere religioso, probabilmente perché importata solo per gli aspetti ludici e ricreativi in genere. Essa faceva parte della vita sociale della popolazione anche nelle sue manifestazioni pubbliche. Gli artisti che si esibivano , greci ed etruschi tra i più apprezzati, godevano della protezione dei notabili, ed erano considerati nella gerarchia sociale. Erano gli artisti etruschi che a Roma suonavano in molte cerimonie pubbliche e private. Gli stessi strumenti musicali romani non erano altro che imitazioni e/o perfezionamenti di quelli etruschi ed ellenici.Tra questi , il più diffuso era la Tibia, corrispondente all’ aulos dei Greci ed usata per allietare i banchetti ed i giochi, accompagnando canti e danze. Altri strumenti erano il cornu (un corno semicircolare) e la buccina, un corno animale. Nell'esercito la tuba era usata per l'attacco e la ritirata, la buccina per i turni di veglia. Altri strumenti "importati" erano l'aulos greco, ribattezzato tibia, la zampogna, proveniente dal Medio Oriente, e successivamente l'organo ad acqua (hydraulis).Gli strumenti a corda comprendevano una kithara ingrandita, vari tipi di arpe a più corde, mentre le percussioni comprendevano lo scabellum, una tavoletta battente con dei cardini, il sistrum, cimbali, tamburelli e campane. Tra i non molti apporti originali dei romani c’è lo sviluppo di alcuni ottoni usati in battaglia e nelle sfilate militari, e l’invenzione di un organo fornito di uno stabilizzatore idraulico per la pressione dell’aria.
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 - La musica nel medioevo -

Questa  musica si presenta da subito indipendente rispetto ai canoni del mondo greco-romano  ampiamente utilizzati. Non ritroviamo alcuna delle melodie lente e decadenti tanto care ai romani, ed anche i vecchi strumenti musicali - con alcune eccezioni, come la tromba e l'organo - sembrano cadere in disuso. In questo processo di formazione e crescita la Chiesa romana svolge un ruolo fondamentale, essendo l'unica istituzione in cui si fa musica quotidianamente. La liturgia è scandita da salmi ed inni e il canto è considerato una forma di preghiera.
 La musica occidentale iniziò il suo sviluppo proprio in questo periodo di oltre mille anni, ed ogni passo è stato indubbiamente ricco di significati, non solo nell'ottica della lenta preparazione per la musica classica così come oggi è intesa. Nel Medioevo la maggioranza dei musici professionisti operava per la Chiesa. In quest’ottica la musica greca e romana, vista dal clero come espressione di paganesimo, scomparve.
In questo primo  Medioevo Il cristianesimo primitivo, privo di una forte autorità centrale, ispirandosi a risorse  musicali provenienti da paesi diversi non omogenei (Oriente, Africa, Europa) dà vita a liturgie differenti. Il canto gregoriano, una delle prime e più importanti forme di canto religioso, deriva da quella unificazione liturgica portata a termine dalla Chiesa di Roma dopo il pontificato di Gregorio I. A fine millennio un più vivace clima culturale porta alla nascita  del “dramma liturgico”, una nuova forma musicale religiosa. Era essenzialmente rivolto al popolo e il suo scopo principale era quello di partecipare con assiduità, facendoli rivivere con trasporto e passione,
i momenti più significativi della storia cristiana narrandoli, e successivamente rappresentandoli, in una forma facilmente partecipativa. Per circa duecento anni questa fu una rappresentazione musicale particolarmente gradita al popolo. Il canto gregoriano, in un lungo millennio, con naturali varianti, proprie causa la provenienza geografica  diversa,  costituì comunque l'unica espressione musicale degna di rilievo; dopo l'anno Mille venne acquistando importanza anche la musica profana.
Nelle cerimonie della Chiesa delle origini veniva rappresentata la salmodia: priva di accompagnamento, di questa cerimonia liturgica si sa poco e probabilmente derivava dalla musica rituale delle sinagoghe ebraiche e da motivi profani coevi. Le melodie usate a Roma vennero raccolte e assegnate a specifici momenti delle cerimonie ecclesiastiche tra il V e il VII secolo. Il canto salmodico romano prese il nome di canto gregoriano da papa Gregorio I, e finì per imporsi su tutti gli altri. I segni musicali, detti neumi, usati nei manoscritti che ci sono pervenuti, rappresentano le prime forme della musica moderna.
Con l’incipit del IX secolo  molti autori cominciarono ad avvertire l’esigenza di una musica più elaborata. Presero dunque ad aggiungere alla semplice melodia, non accompagnata, un’altra parte vocale da cantare assieme ad alcune sezioni della salmodia: lo stile musicale che ne risultò è denominato organum. In origine, la parte aggiunta si limitava a seguire in parallelo la melodia principale, a un intervallo di quarta o di quinta; più tardi la nuova parte divenne una contromelodia indipendente. L’organum è importante nella storia della musica perché fu il primo passo verso lo sviluppo di un tessuto musicale detto polifonia (musica a più voci), il cui diffuso impiego è la caratteristica più tipica della musica occidentale.
In parallelo a questa colta musica, apprezzata e incoraggiata dalle gerarchie della Chiesa, si sviluppava con una sequenza naturale una musica  semplice monofona compresa e seguita da ampie segmenti dela popolazione: musici ambulanti come i menestrelli francesi e i Meistersinger tedeschi provvedevano a diffonderla in alcune parti dell’Europa. Questi musicisti erano nobili, feudatari, cavalieri e dame che non facevano il musicista di mestiere ma si dilettavano a comporre raffinate musiche da cantare ad esempio ad una festa
Tra gli strumenti a tastiera c’era l’organo; quelli a percussione comprendevano tamburelli e campanelle.
Nel 300 si sviluppo un'arte nuova che prese il suo nome da un trattato di un'insegnante francese. Con l'espressione "arte nuova" Vitry voleva intendere le progressioni fatte nella scrittura della musica. La caratteristica dell'Ars Nova fu quella di attribuire la polifonia a la musica profana. L'Ars Nova si sviluppò soprattutto in Italia e in Francia. Il massimo esponente di questa nuova corrente musicale fu Guillame de Machault, che lasciò numerose composizioni sia sacre che profane particolarmente raffinate e complesse. In Italia il culmine dell'Ars Nova fu Francesco Landino a Firenze. Questo musicista, cieco dalla nascita fu autore di moltissima musica da organo. Poiché Landino improvvisava la sua musica non ci è pervenuta. Invece conosciamo le sue composizioni vocali che stranamente erano profane.La polifonia vocale iniziò a svilupparsi nel IX secolo e raggiunse la sua vetta proprio nel Rinascimento. Polifonia indica più voci che si muovono ciascuna secondo una propria linea, creando così degli intrecci tra le varie voci spesso molto complesse: tutto questo molte volte si contrappone alla concezione usuale della musica vocale, comprendente una linea prevalente che viene semplicemente accompagnata dagli altri elementi. La tecnica della polifonia è basata sul contrappunto, l'antica tecnica di scrittura in più parti che si adattano nota contro nota, o appunto "punto contro punto" (contra punctum).
Il canto liturgico fu il vero punto di partenza per lo sviluppo della polifonia: esso (canto piano) si componeva di una singola linea melodica, cantata all'unisono, senza accompagnamento strumentale. Il canto gregoriano è il corpus di questi canti, codificati nel VI sec. d.C. da Papa Gregorio Magno. La prima forma di polifonia trovò il massimo splendore nel XII sec. ed all'inizio del XIII con la Scuola di Nôtre Dame: le forme più importanti del periodo, oltre all'organum già citato, furono il motetus ed il conductus. Il motetus (mottetto) era caratterizzato da una melodia di canto piano, tenuta in note lunghe da una voce appunto chiamata "tenor", cui si aggiungevano altre parti, con un andamento più veloce. Il conductus, più semplice, faceva invece parte della musica profana. Con l'Ars antiqua ( metà XII sec, 1320 ), la polifonia  vocale sacra esce dalle fasi delle origini e degli esperimenti per affermarsi compiutamente. Il canto a più voci è praticato nelle cantorie delle più importanti cattedrali di Francia, soprattutto a Notre-Dame di Parigi e in alcune città della Francia settentrionale.
Due furono i fattori principali che favorirono la diffusione del canto a più voci e la creazione del notevole numero di composizioni polifoniche realizzate durante l'ars antiqua:
1) l'affermazione della notazione sul rigo, che parmette di indicare l'altezza reale dei suoni
2) l'assunzione di convenzioni o di regole che consentono di determinare i valori di durata delle note e i rapporti relativi fra esse. Inizialmente questo problema fu risolto mediante l'impiego dei modi ritmici; dopo la metà del secolo XIII si affermò la notazione censurale
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 - La scuola di Notre Dame -

Tra il 1150 e il 1350 il più importante centro europeo di musica polifonica fu la cappella musicale di Notre-Dame a Parigi. Notre-Dame fu la prima delle grandi cattedrali gotiche della Francia. Posta al centro della città, in un'isola sulla Senna, è dedicata alla Madonna. Ne pose la prima pietra papa Alessandro III nel 1163. Quale appare oggi, Notre-Damme è una costruzione del XII secolo trasformata nel XIV. La cappella musicale, o scuola di Notre-Dame, acquistò grande fama principalmente per l'opera dei suoi primi due maestri, Léonin e Pérotin. Léonin, o Magister Leoninus, fu attivo tra il 1160 e il 1190 circa. Scrisse il magnus liber organi, che contiene un ciclo di graduali, Responsori e Alleluja a due voci per l'intero anno liturgico. Gli succedette Pérotin, o Magister Perotinus, chiamato Perotinus Magnus e definito "optimus discantor", che visse fino al 1238 circa. Egli continuò l'opera di Léonin, aggiunse una terza voce ad alcune composizioni di lui, compose degli organa a 3 e a 4 voci dei conductus a 3 voci.  La forma polifonica più importante coltivata dai maestri di Notre-Dame fu l'organum, ma gli organa di Léonin e di Pérotin sono molto differente dal periodo precedente. Ogni organum si basava su una melodia gregoriana trattata a note lunghe di durata non determinata, che era chiamata tenor perchè "teneva" il cantus firmus liturgico. Ad essa erano sopravvissute una ( Léonin ), due o tre ( Pérotin ) voci che si svolgevano per valori brevi. La seconda voce sopra il tenor si chiamò duplum, la terza triplum, la quarta quadruplum. Vennero sempre più impiegati, per le voci superiori al tenor ( ma poi anche per il tenor ) i modi ritmici ( vedi capitolo 2.3 ). Un tipo particolare di composizione era la clausola, una sezione di organum costruita su un frammento melismatico di un tenor. Le clausulae non erano composizioni autonome: erano inserite in un organum e potevano, a piacere, essere sostituite da altra clausula sullo stesso tenore. A differenza degli organa, che erano composizioni liturgiche ( le sezioni corali erano cantate in cantus planus e si alternavano alle sezioni di costruzione polifonica ), i conductus potevano essere d'argomento e testo sacro o profano. Nel conductus il tenor era sempre d'invenzione e procedeva con lo stesso ritmo delle voci superiori; il testo aveva svolgimento sillabbico. I conductus sacri erano impiegati soprattutto come canti processionali
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 - La Polifonia -

La polifonia è un insieme simultaneo di più suoni o di successioni combinate di suoni aventi distinta individualità. Sotto l'aspetto verticale, ossia della contemporanea emissione di suoni, la polifonia è oggetto dell'armonia; sotto l'aspetto orizzontale cioè dello svilupparsi simultaneo nel tempo di successioni di suoni, la polifonia è oggetto del contrappunto. Il concetto di polifonia si contrappone a quello di monodia, perché quest'ultima valorizza solo la melodia. Con la Polifonia nacque l'esigenza di migliorare e potenziare la scrittura musicale che a quei tempi era ancora basata sui Neumi.
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 - La notazione musicale -

Contemporaneo alla nascita della polifonia fu lo sviluppo della notazione musicale: per indicare le note, i greci usavano infatti le lettere dell'alfabeto. Boezio (470 - 525 circa) ne introdusse l'uso nel primo Medioevo in Europa, mentre intorno al VII secolo si cominciò ad usare il sistema dei neumi, segni corrispondenti a note o gruppi di note (vedi anche la pagina sulla scrittura musicale). Non veniva data però un'indicazione sugli intervalli: nell'XI sec. fu il monaco Benedettino Guido d'Arezzo a dare ad ogni nota della scala un nome con una sillaba, formando così la base del solfeggio. Nel frattempo si sviluppò anche il sistema del rigo musicale, e iniziarono le prime variazioni nella forma delle note così da indicarne il valore. La polifonia del tardo Medioevo, a partire dal teorico Marchetto da Padova, venne detta Ars Nova, in contrapposizione all'Ars Antiqua del XII e XIII secolo: il contrappunto dei compositori dell'Ars Nova raggiunse vette di notevole complessità, con movimenti delle voci più indipendenti rispetto al passato.Il maggiore tra i maestri dell'Ars Nova fu sicuramente Landino Francesco, della prima metà del secolo XIV, eccellente organista (cieco dalla nascita, fu chiamato anche "Il cieco degli organi") e compositore di molti madrigali e ballate
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 - Il mottetto -

Verso la metà del secolo XIII si abbandonò la composizione di organa, clausulae e conductus. Contemporaneamente tramondò l'impiego dei modi ritmici, sostituiti dalla notazione mensurale franconiana, la quale consentiva una maggiore varietà di invenzione metrica. La forma musicale che sostituì quelle delle scuola di Notre-Dame a partire dal 1250 ca. fu il mottetto ( il termine deriva dal francese mot, parola; meno verosimilmente dal latino motus, movimento ): il maggior numero di composizioni di questo periodo e della successiva ars nova francese - sia quelle destinate al servizio liturgico, sia quelle profane: conviviali, amorose, celebrative - sono mottetti o composte nello stile del mottetto. Derivato dalla clausula, il mottetto era solitamente a 3 voci. La voce inferiore, tenor, muoveva a valori larghi ma metricamente definiti; è possibbile che venisse eseguita da uno strumento. La voce mediana, duplum o motetus, aveva un procedere più mosso, mentre la voce superiore, triplum, era intessuta di valori brevi.I testi letterari erano diversi per il duplum e per il triplum: in latino nei mottetti a destinazione liturgica, in lingua d'oil in quelli profani. I principali codici che contengono mottetti di questo periodo sono conservati nella biblioteca della facoltà di Medicina di Montpellier, a Bamberg, nella Biblioteca nazionale di Parigi, a Torino. Un procedimento abbastanza usato nelle composizioni dell'Ars antiqua e in quelle dell'ars nova fu quello dell'hoquetus, chiamato anche cantus abscissus, in cui le varie parti di un brano si interrompevano alternamente per frequenti brevi pause. 
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 - Le Chansons -

Carattere distintivo dell’ars nova fu la maggiore attenzione per la musica profana: per la prima volta compositori di alto livello non si dedicavano esclusivamente alla musica sacra. Le melodie non armonizzate che trovatori e trovieri cantavano nel Duecento furono ampliate nel secolo successivo in pezzi a due e tre voci detti chansons. Il modulo ripetitivo dei loro testi ne determinò la forma musicale; gli schemi più usati in Francia furono il rondò, il virelai e la ballade; in Italia il madrigale, la caccia e la ballata. Il maggior compositore italiano della seconda metà del secolo fu Francesco Landino. Vedi anche Musica antica
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 - Il movimento rinascimentale -

In risposta alle complessità dell’ars nova, molti compositori dell’inizio del Quattrocento adottarono uno stile più semplice, con melodie più fluide, armonie più scorrevoli e una minore enfasi sul contrappunto. Il primo apporto importante in questa direzione venne dal compositore inglese John Dunstable. Scrivendo musica contrappuntistica, i compositori rinascimentali facevano grande uso dell’imitazione: successiva esposizione, in una o più parti vocali, della stessa idea melodica. Questa tecnica, in uso sin dalla fine del XIV secolo, divenne un elemento fondamentale della musica rinascimentale. Quando una voce ne imitava un’altra per un periodo di tempo sufficientemente esteso, si formava un canone. Le coppie di voci a volta si muovevano in canone per tutto un brano o una sezione, mentre le altre parti eseguivano imitazioni più brevi.Il compositore più versatile del primo Rinascimento fu Guillaume Dufay. Egli scrisse mottetti di complessità simile allo stile dell’ars nova e delle chansons secondo la maniera più recente, vale a dire più leggera. Il maggior autore di chansons della prima metà del Quattrocento fu Gilles Binchois.
L’influenza della scuola borgognona declinò verso la metà del secolo. All’incirca dal 1450 al 1550, in Europa le posizioni di maggior rilievo in campo musicale furono tenute da compositori nati nell’area geografica che oggi corrisponde ai Paesi Bassi e alle Fiandre.
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 - Le note del barocco -

Il Barocco, movimento prettamente europeo si afferma evolvendosi contemporaneamente nelle principali culture continentali, imprimendo i suoi connotati, anche se con sfumature e intensità diverse, a tradizioni storicamente e geograficamente molto lontane, dalla Spagna alla Germania, dall’Italia all’Inghilterra, dalle Fiandre all’Est. E’ un dato di testimonianza che evidenzia l’omogeneità dei motivi di fondo da cui è scaturito questo modo di percepire e rappresentare la realtà.
Il Barocco vive di un’esperienza onnicomprensiva, nel significato che interessa non soltanto la letteratura, ma le arti, la musica, il costume e la mentalità.
Ha la caratteristica dell’ufficialità, assurge, cioè, come la forma di cultura più vicina agli interessi del potere costituito, e contemporaneamente rappresenta anche l’esaltazione dell’anticonformismo e della trasgressione (ed è proprio in questa esagerazione che sta il motivo maggiore del suo fascino).
Il limite maggiore del Barocco fu quello di volere a tutti i costi stupire e meravigliare, ricorrendo a un formalismo esasperato e ad immagini inusitate (il cosiddetto concettismo), oppure affrontando gli argomenti più improbabili, singolari e bizzarri con un risultato che molto spesso, riduce l’arte barocca ad uno sfoggio di bravura fine a se stessa e non di rado indisponente per il suo fondo esibizionistico e vacuo. Gli effetti – dirompenti - del Barocco, si possono apprezzare nella produzione letteraria meglio che in ogni altro campo delle attività intellettuali. Le arti figurative, infatti, uscivano dall’esperienza del Manierismo cinquecentesco che aveva da tempo preparato l’affermazione della nuova sensibilità, mentre la musica, che non aveva alle spalle alcuna grande tradizione di cui liberarsi, trovò nell’età barocca il suo vero atto di nascita.
Normalmente questa età viene contraddistinta da queste due date: il 1600, con la nascita del melodramma, ed il 1750, data della morte di J.S. Bach. Si nota, in questa epoca, una unità di fondo tra la musica rinascimentale e quella barocca, ma verso la fine del XVI secolo si evidenzia un cambiamento di stile significativo: lo si può vedere confrontando alcune delle ultime opere di Palestrina con quelle più mature di Monteverdi, in cui si nota una forte influenza dell'Umanesimo.
La dottrina umanistica, per i compositori del XVI sec., portava al dominio del testo verbale su quello musicale, mentre fino ad allora la musica aveva avuto il sopravvento. La parola, come elemento che meglio esprimeva l'individualità umana, era di primaria importanza nella visione umanistica, per cui era vietato soffocarla con la musica. Per soddisfare questa necessità i compositori dell'epoca adottarono uno stile consistente in una sola linea melodica, con un accompagnamento armonico, mentre per rafforzare i concetti espressi nel testo venivano usati metodi diversi.
Anche in questi secoli i compositori dipendevano dalle corti o dal clero, come nel passato: bisognerà attendere il periodo del Romanticismo per poter assistere alla cessazione di questa dipendenza. Ai compositori dunque si chiedeva musica adatta alle occasioni, su commissione: per esempio l'Orfeo fu commissionato a Monteverdi per il carnevale di Mantova, mentre Bach componeva le cantate sacre per il servizio domenicale nella cattedrale di San Tommaso. Peraltro la composizione su "ordine" non escluse la nascita di capolavori come la Passione secondo Matteo o il Magnificat, proprio di J.S. Bach.
Molti compositori italiani, desiderando allontanarsi dallo stile polifonico dei franco-fiamminghi, vollero emulare la musica della Grecia classica o almeno l’idea che ne avevano Essi passarono dunque a composizioni meno intricate, contrassegnate da frequenti contrasti emozionali, da un testo comprensibile e da una più netta divisione tra le parti di accompagnamento e la melodia, molto elaborata e ornata: uno stile che prende il nome di monodia. Tali elementi si imposero particolarmente con l’opera, un genere che, nato a Firenze alla fine del Cinquecento e legato al nome della Camerata fiorentina, ebbe un grande sviluppo nel secolo successivo grazie a Claudio Monteverdi. Il suo lavoro di compositore segna il passaggio dalla musica rinascimentale alla musica barocca. Nel corso della sua lunga vita ha prodotto opere che possono essere classificate in entrambe le categorie, e fu uno dei principali innovatori che portarono al cambio di stile. Monteverdi scrisse la prima opera teatrale in cui fosse sviluppabile una trama drammatica, L'Orfeo, e fu abbastanza fortunato da godere del suo successo mentre era in vita.
Tra gli altri nuovi generi di musica vocale comparvero la cantata e l’oratorio.
La Chiesa, sempre attenta alle forme di espressione più vicine a Dio, non tardò molto a capire il valore della musica monodica nel divulgare i valori evangelici e la nuova figura del ‘cantore’ solista, fu uno strumento di comunicazione di massa
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 - La canzone popolare del 18° secolo  -

Alla fine del XVIII secolo, in concomitanza con l'esplosione rivoluzionaria francese, accanto alla produzione tradizionale, folklorica, delle canzoni legate alla vita quotidiana, al lavoro, alla sofferenza e ai moti di ribellione, cominciano a diffondersi canzoni di altro tipo, legate ai movimenti sociali e politici. E' un movimento che investe un po' tutta l'Europa ed è definibile come un periodo di ricerca di equilibrio nelle forme e di pacatezza nell'espressione, a differenza del successivo periodo del romanticismo, in cui fu forte lo slancio emotivo. I compositori classici cercarono di basarsi su forme fortemente razionalizzate, mentre i romantici cercarono l'espressione libera da ogni condizionamento
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 - La musica contemporanea -
All'inizio del 1900, negli Stati Uniti d'America, iniziano a diffondersi tra la popolazione urbana diversi generi musicali derivati dalle tradizioni popolari degli africani portati come schiavi sul continente, e dalle loro contaminazioni con le tradizioni musicali bianche. Nascono e acquistano notorietà in questo modo il ragtime, il blues urbano (derivato dal cosiddetto blues primitivo che veniva cantato nelle campagne), e da ultimo, il jazz, che combinava la musica bandistica e da parata, che veniva suonata soprattutto a New Orleans, con forti dosi d'improvvisazione e con particolari caratteristiche ritmiche e stilistiche. L'invenzione del fonografo, prima, e della radio, poi, permise una diffusione senza precedenti di questi nuovi generi musicali, che erano spesso interpretati da musicisti autodidatti molto più legati ad una tradizione musicale orale che non alla letteratura musicale. Questo fatto, le origini non europee degli interpreti, e il citato ricorso all'improvvisazione, contribuirono a creare musiche di grande freschezza e vitalità. Al contrario di quello che era successo tante volte nella storia della musica, la tecnologia offriva ora ad una musica popolare fondata più sulla pratica che sulla scrittura di essere trasmessa e tramandata, piuttosto che dimenticata.
La musica jazz continuò a svilupparsi per tutto il XX secolo, diventando prima musica di larghissimo consumo durante gli venti e 30 (detti anche gli anni dello swing), intrecciandosi con altri generi per dare vita a forme di espressione musicale ancora diverse (la più commercialmente rilevante delle quali fu il rock) ed evolvendosi poi gradatamente in una "musica per musicisti" e per appassionati (quando non per élite) espandendosi fuori dall'America e trovando seguaci prima in Europa (dove fu spesso apprezzata più che nel suo luogo di nascita) e poi in tutto il mondo, e diventando uno dei contributi musicali più importanti del Nuovo Continente.
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ultimo aggiornamento: venerdì 09 giugno 2017